All’inizio del Novecento circa il 48,5 % della popolazione italiana era analfabeta, nel 1861 al tempo dell’Unità d’Italia sette italiani su dieci non sapevano né leggere né scrivere.

Nel corso del secolo, l’analfabetismo inizia a scendere, anche se rimane ancora alto il numero di persone che hanno soltanto l’istruzione elementare, soprattutto nei ceti più bassi. Notevoli differenze si notano anche tra i figli maschi e le figlie femmine. Queste ultime, dopo la scuola dell’obbligo, vengono destinate ad altre occupazioni, mentre magari i fratelli maschi possono continuare gli studi. Nel 1904 la legge Orlando porta l’obbligo scolastico a 12 anni, con l’istituzione di un corso popolare formato dalle classi quinta e sesta delle scuole elementari.

Nei vari Comuni furono istituiti anche corsi per consentire a coloro che non rientravano più nell’obbligo scolastico di frequentare corsi di grammatica, aritmetica. Anche qui a Pianezza, per più di un decennio, l’Amministrazione comunale di concerto con le Associazioni caritative e con la Parrocchia si fece carico di reperire locali – in oratorio, casa Gioliti – e di incaricare per la scuola alcuni insegnanti, tra i quali don Antonio Suppo, Lorenzo Miletto e il futuro sindaco Giovanni Suppo.

I corsi serali e domenicali iniziavano a novembre e terminavano col mese di mese di marzo, per consentire a tutti di riprendere i lavori nei campi.

Al termine di ogni anno tradizionalmente gli alunni preparavano un saggio alla presenza del Sindaco e delle Autorità del paese e i migliori venivano premiati.

R.R.