La breccia di Porta Pia – 20 settembre 1870 – aveva segnato una frattura insanabile tra il regno d’Italia e la Santa Sede. La soluzione della cosiddetta «questione romana» fu raggiunta nel 1929. La Santa Sede aveva però bisogno di essere riconosciuta come soggetto di diritto internazionale ovvero era necessaria la creazione di una minima entità territoriale. Questa fu la condizione sine qua non posta dal papa per trattare con il governo italiano. Le trattative iniziarono nel 1926 e furono gestite dall’allora segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il ministro Alfredo Rocco e lo stesso Mussolini.

Le consultazioni portarono alla stesura di una convenzione finanziaria, un trattato e un concordato complessivamente noti come i Patti lateranensi firmate l’11 febbraio 1929.

Il trattato riconosceva la religione cattolica come religione di Stato, la giurisdizione assoluta della Santa Sede sul Vaticano, con la creazione dello Stato della Città del Vaticano.

Il concordato regolava tra le altre cose la libertà di culto, il diritto della Chiesa di corrispondere con i vescovi e il clero, la libertà di pubblicare istruzioni, lettere pastorali, bollettini diocesani, la regolamentazione dei giorni festivi stabiliti dalla Chiesa, il riconoscimento della Azione cattolica, gli effetti civili del matrimonio religioso, l’insegnamento della dottrina cattolica nelle scuole pubbliche elementari e medie.

I Patti lateranensi vennero accolti con giubilo dagli ordinari diocesani italiani, che si compiacevano per la fine del dissidio tra chiesa e Stato; nell’ottica cattolica, gli accordi con lo Stato fascista avevano finalmente riconosciuto il cattolicesimo come elemento costitutivo dell’identità italiana.

La recuperata centralità della Chiesa nella vita degli italiani trovava nel protagonismo del parroco l’espressione forse più tangibile.

Anche Pianezza partecipò con esultanza per questa notizia e la prima domenica di marzo del 1929 – come si può leggere su «La Voce dell’Operaio»si tenne un solenne Te Deum in ringraziamento a Dio. Nella navata centrale della nostra parrocchiale erano stati preparati appositi banchi per le Autorità. Vi sono intervenuti, oltre il Podestà Orazio Rapelli, tutte le associazioni patriottiche e cattoliche, gli Avanguardisti, i Balilla e le Piccole e Giovani italiane con i loro rispettivi gagliardetti e bandiere, ed una folla immensa di popolo. Il padre Adriano, Rettore del santuario di san Pancrazio pronunciò un vibrato discorso di circostanza.

Anche «la Voce di San Pancrazio» scrisse: La grandezza dell’evento, i cui echi hanno varcato le candide barriere delle nostre Alpi, hanno trasvolato oltre le azzurre distese di nostri mari, portati per tutti i cammini dell’Umanità, hanno fatto correre per la nazione e per il mondo un fremito di esultanza…

R.R.