Le diocesi di Torino e di Susa sono in lutto per la morte di mons. Cesare Nosiglia, che fu arcivescovo di Torino dal 2010 al 2022 e amministratore apostolico di Susa dal 2019 al 2022. Il decesso è avvenuto alle 2.15 di mercoledì 27 agosto 2025 presso l’Hospice Cottolengo di Chieri, dove mons. Nosiglia, 80 anni, era stato trasferito pochi giorni fa dall’Ospedale Gradenigo di Torino: era stato colpito da una malattia respiratoria, vissuta nel riserbo per suo forte e determinato desiderio.
Chi era mons. Cesare Nosiglia
Il 102° successore di San Massimo è un ligure-piemontese, esperto di catechesi, giovani ed educazione, scuola e università, con importanti esperienze pastorali alle spalle in una grande città e in una diocesi media: una sua prioritaria preoccupazione è
il lavoro. Dopo tre arcivescovi nati fuori del Piemonte – Anastasio Alberto Ballestrero a Genova, Giovanni Saldarini a Cantù (Milano), Severino Poletto a Salgareda (Treviso) – Cesare Nosiglia è nato il 5 ottobre 1944 a Rossiglione, 3 mila abitanti in Valle Stura, provincia di Genova e diocesi di Acqui Terme: vi era sfollata la famiglia, originaria di Campo Ligure.
Ad Acqui compie gli studi seminaristici e dall’ottobre 1964 segue il corso di propedeutica alla Teologia nel Seminario maggiore di Rivoli. Assistente di quel corso è un prete giovanissimo, nato a Savigliano nel 1941 e ordinato in quello stesso 1964:
è Guido Fiandino, che avrà come vicario generale e vescovo ausiliare a Torino. Nosiglia è ordinato sacerdote il 29 giugno 1968 dal torinese mons. Giuseppe dell’Olmo che lo manda a Roma per gli studi: licenza in Teologia alla Pontificia Università Lateranense e in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto Biblico quando professore e rettore era il gesuita torinese Carlo Maria Martini. Non rientra in diocesi ma lavora all’Ufficio Catechistico nazionale come addetto, vicedirettore e direttore.
Uno dei più originali e creativi frutti del Vaticano II in Italia è sicuramente il rinnovamento della pastorale catechistica «Il catechismo per la vita cristiana», con il preziosissimo documento-base e i nuovi catechismi. Un lavoro che coinvolge
numerosi vescovi, sacerdoti, operatori, catechisti. La Conferenza episcopale italiana, dopo l’importante «Il rinnovamento della catechesi» (1970) – al quale collaborano il teologo albese Natale Bussi e il pedagogista astigiano Gesualdo Nosengo – pubblica i
catechismi. Don Nosiglia ha un ruolo attivo e determinante nella stesura, nella verifica, nel rifacimento dei testi. Collabora con tre presidenti Cei (i cardinali Antonio Poma, Anastasio Alberto Ballestrero, Ugo Poletti), con quattro segretari generali (Enrico Bartoletti, Luigi Maverna, Egidio Caporello, Camillo Ruini) e con la Commissione per la dottrina della fede, la catechesi e la cultura. Camillo Ruini, segretario e poi presidente della Cei e vicario di Roma, ne apprezza l’intelligenza, il lavoro e la prontezza: il 6 luglio 1991 Nosiglia è nominato vescovo ausiliare di Roma per il Settore Ovest, la catechesi e la scuola e il 19 luglio 1996 vicegerente.
In ambito Cei ricopre è membro della Commissione per la dottrina della fede e la catechesi; segretario della Commissione per l’educazione cattolica, la scuola e l’università e presidente. Nel Giubileo del 2000 è presidente del Comitato per la Giornata mondiale della gioventù. Dal 25 maggio 2010 è vicepresidente Cei per il Nord Italia.

Mons. Nosiglia a Villa Lascaris l’ 11 dicembre 2013
Dal 6 ottobre 2003 vescovo di Vicenza. Vi rimane sette anni. L’11 ottobre 2010 a 66 anni, nella festa del beato Papa Giovanni XXIII e nel 48° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, diventa arcivescovo di Torino: «Il messaggio centrale della
fede cristiana purtroppo sta venendo meno nella coscienza collettiva. Si respira un’atmosfera di apatia e indifferenza nei confronti del bene comunitario; il vuoto di progettualità, l’incapacità di immaginare un profilo alto di uomo, di cittadino e
credente porta alla ricerca dei propri interessi egoistici e a considerare l’incontro con l’altro come minaccia e non come relazione e arricchimento reciproco».
Nel primo messaggio alla diocesi ricorda i predecessori cardinali Maurilio Fossati, Michele Pellegrino, Anastasio Alberto Ballestrero, Giovanni Saldarini e Severino Poletto. Poi «a voi, cari giovani, rivolgo il mio pensiero e apro il mio cuore per
entrare in sintonia con ciascuno. So bene quanto si lavori nelle parrocchie che rappresentano il luogo fondamentale per la formazione della coscienza credente, per la comunicazione del Vangelo, per l’incontro con Cristo risorto, vivente oggi
nell’Eucaristia e nei Sacramenti e per intense esperienze di carità». Tra i punti del suo programma pastorale: solidarietà verso malati, poveri, sofferenti, emarginati e nomadi; formazione cristiana, civile e professionale di giovani, adulti e famiglie;
promozione e difesa della vita di ogni persona umana, dal primo istante del suo concepimento al momento del suo naturale tramonto; lotta all’illegalità diffusa nella società; impegno culturale e politico per il bene comune; accoglienza agli immigrati e
nel sostegno alle comunità etniche diverse.
Figlio di un operaio che è stato cassaintegrato, dice che «la Chiesa deve fare squadra con le istituzioni e con i sindacati sulla questione della disoccupazione e la questione del lavoro mi impegnerà molto e pertanto appoggia la proposta della Conferenza episcopale «per un tavolo di concertazione contro la disoccupazione». Domenica 21 novembre 2010 – come il predecessore Michele Pellegrino nel 1965 – fa l’ingresso. E nel primo contatto con la città e la diocesi parla di un tema molto sentito perché a Torino e in Piemonte la crisi del lavoro è fortissima e la Fiat, nonostante i proclami, non riesce a riprendersi. Anzi, in dicembre 2010 un altro mese di cassa integrazione aspetta i 14 mila lavoratori di Mirafiori.
Il neo-arcivescovo si dice «molto preoccupato per la crescente disoccupazione che colpisce la vita di tanti lavoratori, giovani, donne, immigrati. Ho vissuto in prima persona nella mia adolescenza la dura realtà della cassa integrazione di mio papà.
Ricordo l’ansia di mio padre e della mia famiglia per la paura di perdere il posto di lavoro. Per questo partecipo profondamente alle difficoltà di tante famiglie e mi interrogo seriamente su come la nostra Chiesa loro venire incontro». Aggiunge: «Quello della disoccupazione è un problema che deve coinvolgere in un patto per il lavoro tutte le componenti sociali, politiche, economiche e religiose del territorio». In piena pandemia da COVID esprime profonda fede in occasione dell’ostensione televisiva della Sindone nel Sabato Santo 2020 (11 aprile: «La Sindone oltre che specchio del Vangelo ci offre non solo il corpo martoriato di Gesù nei segni della sua passione ricordati dai Vangeli ma è anche icona di questo giorno che prelude alla Pasqua di risurrezione». Di questo, la vita di mons. Nosiglia è stata testimonianza fino alla fine. Come affermò introducendo il V Convegno ecclesiale (Firenze, 9-13 novembre 2015): «Il nuovo umanesimo ha le sue radici prima di tutto nei nostri cuori, nell’esperienza contagiosa di Gesù Cristo che viviamo insieme con gioia e fraternità nell’ascolto della sua Parola, nell’Eucaristia e nella testimonianza in ogni ambito e ambiente di vita».
Quando rinunciò a Torino il 19 febbraio 2022 «La Stampa» Scrisse: «L’arcivescovo esercita un’influenza notevole sulla vita cittadina. Il solco “tra le due città” lo ha costretto a lanciare forti appelli alle forze politiche e a promuovere concrete iniziative
per ridurre le più drammatiche differenze sociali. Non si è mai arreso; è stato un punto di riferimento, rispettato e autorevole per tutta Torino».
Pier Giuseppe Accornero