piazza Cavour agli inizi del ‘900

Domenica 16 marzo 1924, i soci «dell’Unione Giardinieri solennizzarono il loro santo protettore, san Foca di Sinope. A suffragio dei soci defunti fu celebrata una S. Messa cantata dalla Schola cantorum, inframmezzata da un discorsino di circostanza. I soci poi si radunarono a fraterno banchetto, servito magnificamente all’albergo del Campanile –piazza Cavour, 3 -gestito da Vittorio Dellaferrera n.d.r-. Confortante la relazione finanziaria letta dal segretario Teol. Bosio, pieni di arguzia e di sapienza gli auguri presentati dall’ottuagenario sig. Sebastiano Vernej, inesauribile poeta e caro papà per gli amici giardinieri.»

(tratto da La Voce dell’Operaio del 23 marzo 1924)

Chi era san Foca

Nativo di Sinope nel Ponto, desideroso di ben impiegare il tempo, coltivava con le proprie mani un suo giardino, situato in un luogo vicino alla città. Vendeva poi i frutti di quello e con una parte del danaro che ne cavava, provvedeva ai suoi bisogni, spendendo l’altra a beneficio de’ poveri pellegrini. Suscitata dall’imperatore Decio una fiera persecuzione contro i cristiani, S. Foca ebbe la sorte di dar la sua vita per Gesù Cristo, poiché, conosciuto per cristiano, furono spediti soldati per ucciderlo, i quali per informarsi bene di lui si fermarono in una casa, che era appunto quella di Foca, il quale li ricevé e trattò con tutta carità. Interrogato poi da essi se conosceva un certo Foca, rispose: «Attendete pure a star allegramente questa sera, che domani ve lo farò vedere». Fattosi giorno disse loro: «Io son quel Foca cristiano, che voi cercate». Meravigliati di sì generoso fatto quei soldati, cominciarono a discorrere del modo di donar la vita a sì buon ospite; del che accorgendosi Foca, li pregò ad ubbidire al loro Signore, animandoli con coraggio ad eseguire la commissione per cui erano stati inviati, onde essi si indussero finalmente, benché con rammarico, a tagliargli la testa.