L’intervista a Marko Majić

Presenza molto apprezzata dai giovani durante la Festa dello Sport è stata Marko Majić, ex calciatore della Serie A croata, tra le squadre in cui ha giocato ricordiamo NK Zadar.

Oggi Marko è all’ottavo anno di studi per diventare prete ed è diventato salesiano. In questa testimonianza racconta ai giovani, che lo hanno accolto con entusiasmo e richieste di autografi e dimostrazioni di calcio, la sua carriera, la sua fede, i suoi valori e il cambiamento della sua vita.

Qual è stata l’importanza del calcio nella tua vita?

Il calcio mi ha fatto un sacco di bene, tutti gli sport sono una cosa buona perché ti insegnano una disciplina, ti formano un carattere e ti insegnano a rinunciare alle cose negative, io per esempio ho rinunciato a bere, fumare e a tutto quello che non ci andava con calcio e questo mi ha fatto bene per tutta la mia vita. Il calcio mi ha insegnato ad avere più controllo nella mia vita.

Come sei riuscito a conciliare i valori sportivi con il resto dei tuoi valori (amicizia, famiglia, … ) ?

Io sono Cattolico, e i miei genitori come me lo sono, credo che i valori del Cattolicesimo e del Cristianesimo in generale mi abbiano aiutato a vivere meglio il calcio e viceversa. Quando ho cominciato a giocare in squadre più forti ho conosciuto giovani che facevano cose non buone, negli spogliatoi e nella propria vita personale ho cercato di influenzare gli altri con la mia fede. Per esempio negli spogliatoi si parlava molto delle cose non belle ed io, quando potevo, cercavo di testimoniare la fede. Dopo tre o quattro mesi i miei compagni di squadra non dicevano più parolacce davanti a me e credo che è stato così anche nella loro vita personale. Molti miei amici calciatori sono credenti.

Per te lo sport ha a che fare in qualche modo con la fede?

Si, in tutti gli sport e specialmente in quelli non individuali viene insegnato il rispetto per i propri compagni, nel calcio per esempio non puoi giocare da solo, devi sempre passare la palla a qualcun altro e cercare di non metterlo in situazioni difficili durante il gioco, devi curarti degli altri, e non puoi giocare se nel personale non ti senti in pace con i tuoi compagni e con la squadra. Il calcio insegna i valori umani: il rispetto per i compagni, l’obbedienza verso l’allenatore, la costruzione di legami dentro la squadra ecc. Dopo, quando si mette tutto insieme è ancora meglio.

Tra tutte le persone con cui hai lavorato , con chi ti sei trovato meglio?

Ho conosciuto molte persone buone come Mateo Kovačić, è stato amministrare in chiesa anche quando giocava per la Dinamo Zagabria, è un ragazzo di fede. Invece il mio buon amico, meno conosciuto, Ivan Santini è un gran credente. Per noi Croati la fede è uno dei valori principali. Io vengo da Zara (Zadar) dove sono cresciuto nella fede e dove ho imparato calcio che giocavano quasi tutti che conoscevo. Sono tanti calciatori della mia città che sono diventati più o meno famosi. Nel mio quartiere giocava Luka Modrić.

Quali sono i problemi che incontri quando ti approcci con i giovani ?

Oltre alla differenza di età non trovo grandi problemi che non si possano risolvere Dio. Si cerca di risolverli insieme.

La tua famiglia ha in qualche modo influenzato le tue scelte (calcistiche, religiose, …) ?

Si, da piccolo ero appassionato di combattimenti, mi piaceva Bruce Lee, mi ero iscritto a una palestra e contemporaneamente facevo calcio. A due anni però ho avuto un tumore benigno sulla schiena e una lunga degenza in ospedale per cui dopo nella vita sportiva dovevo stare sempre attento. Così, più meno a dodici anni, i miei genitori mi fecero smettere di combattere dicendo che sarebbe tornato il cancro e che sarei potuto morire, ero deluso, triste e arrabbiato. Mi mentirono perché avevano paura che nel combattimento trovassi la compagnia sbagliata, che mi faccessi male o cose simili. Mentire non è una cosa buona però sono grato a Dio di aver smesso di combattere e non vedo il combattimento come uno sport. Rimase solo il calcio, dove mi impegnavo enormemente allenandomi tutti i giorni. Però, devo dire che la mia famiglia mi ha trasmesso il valore della fede, senza Dio non sarei qua.

Qual è stato il fattore che ha influito sulle scelte di tutti i giorni dagli inizi della tua carriera fino ad oggi?

Vi dirò una cosa, forse potrà essere utile. Qualcuno dirà “lui si è impegnato, aveva talento, sarà stato seguito da qualcuno come suo padre ecc”. Fino a circa 13 mi accompagnava mio padre, ma dopo nessuno mi accompagnava più, nessuno. Dissi a me stesso “riuscirò a fare qualcosa, io gioco e basta” quando non c’era nessuno io mi allenavo da solo, oppure se sentivo che per esempio la mia gamba sinistra non era allenata bene io per quel giorno allenavo solo la sinistra, ma anche per una settimana o due, o anche due mesi. Quando avevo 16 anni una volta io presi la borsa e mi preparai ad andare a giocare , e mio padre mi disse : “Dove vai? C’è una festa di famiglia molto importante!” E io gli dissi: “Vado a giocare a calcio, come tutte le settimane” e lui rispose: “Ah davvero? E da quando?”, non sapevano neanche che io facessi calcio. I miei cugini , i miei vicini, ma anche i miei compagni dicevano: “non riuscirà mai a fare qualcosa” e io mi allenavo di più. Quando sono apparso per la prima volta in Serie C invece dicevano “io lo sapevo” . L’unico che abbia mai creduto in me è Gesù, molte volte me lo immagino qui con me, ci parlo e mi fa gioia.

Qual è la differenza principale che riscontri tra la tua generazione e quella dei giovani d’oggi ?

Credo che la differenza principale sia la tecnologia, si è sviluppata tantissimo in pochi anni ed è in progressivo sviluppo. Anche io ho avuto un cellulare, ma pochi avevano un bel portatile o un buon cellulare, i ragazzi alla mia epoca giocavano molto di più fuori. Io nella mia giovinezza non ho passato molto tempo a casa, se non per dormire, ora si gioca dentro casa. È una differenza enorme ed è molto difficile sviluppare il talento se non si sviluppa una vita sociale e si costruiscono amicizie. Io non conosco un calciatore professionista che giochi ai videogiochi tutti i giorni. Al massimo per divertirsi nel mio tempo si giocava a PES oppure a FIFA.

Hai qualche consiglio che vuoi dare ai ragazzi di oggi ? 

È molto importante riconoscere i valori più grandi della nostra vita, una cosa molto importante è la famiglia, bisogna imparare ad apprezzare e rispettare la famiglia, i nostri genitori, fratelli e sorelle, essere testimoni di Dio tra di loro e ascoltarli in bene. Cercate di farvi buone amicizie e fare i primi passi. Imparate a fare le cose piccole bene, un giorno vi farà un sacco di bene. Cercate la vostra strada sempre in Gesù perché lui davvero sa per che cosa siamo creati e che cosa dovremmo fare in questa terra. Io cercavo di farlo in Gesù e per Gesù e adesso da salesiano credo con tutto il cuore che ho trovato la strada della mia vita, felice e contento dal profondo del mio cuore.

Foto di MARK NAIDZICH – Intervista di LUCA TROSSARELLO