Il 3 ottobre don Leonardo Morando compie ottant’anni. Ma è meglio dire che il bel traguardo lo raggiunge «don Dino», come è conosciuto da tutti, soprattutto dai suoi parrocchiani di Trana e Reano.
Da quel 3 ottobre 1944 ne ha fatta di strada quel ragazzo di Pianezza, ma nato alla Cascina Marchesa di Givoletto, che oggi nonostante qualche piccolo acciacco continua a fare il suo «mestiere» con lo stesso spirito di quando venne ordinato sacerdote, il 25 giugno 1972.
Ufficialmente già pensionato don Dino rimane al suo posto. In fondo nelle due comunità della Valsangone si trova bene, è supportato dal diacono Franco Cerri e da un gruppo di volontari. Così è arrivato il momento di festeggiare e ripercorrere le tappe della «storia avventurosa di un parroco dei nostri giorni» come recita il titolo della biografia realizzata due anni fa per il mezzo secolo di sacerdozio.
Don Morando approdò in Valsangone quasi vent’anni fa, nel 2005, quando divenne rettore del Santuario di Forno di Coazze, poi nel settembre 2011 fece il suo ingresso nella parrocchia della Natività di Maria a Trana, la cura della parrocchia di Sangano tra il 2012 ed il 2014 e dal 2016 è anche parroco di San Giorgio a Reano. Ma prima di arrivare in valle aveva lavorato sodo in molte parrocchie di periferia a Torino, edificando chiese laddove ancora non esistevano. «Esistevano i fedeli ma mancava la parrocchia che raccogliesse la comunità» dice don Dino parlando del lavoro in del lavoro in quartieri difficili, «quartieri operai negli anni Settanta ed Ottanta».
Come Mirafiori Sud, che lasciò nel 2005 con destinazione Forno dopo due decenni di impegno a partire dalla costruzione della chiesa e con la creazione di una cooperativa sociale e la realizzazione di una residenza per anziani. È in quartieri come questo che il religioso arrivò alla fama di «prete costruttore». T
re anni di lavoro come operaio alla Philips di Alpignano e poi a 18 anni la decisione di farsi prete; divenne seminarista negli anni del Concilio e del Sessantotto forgiando carattere e doti pastorali con un «apprendistato» presso la parrocchia di San Gioacchino a Porta Palazzo. Dopo l’ordinazione sacerdotale incarichi di viceparroco, la «missione» nel Friuli devastato dal terremoto del 1976 e poi appunto le esperienze di «costruttore».
Prima al Lingotto con la parrocchia di Maria Immacolata, poi Sant’Antonio di Borgata Lesna a Grugliasco ed infine i Beati Parroci a Mirafiori. In Valsangone, e soprattutto a Trana, non ha posato nessuna prima pietra ma si è impegnato a conservare nel migliore dei modi le chiese parrocchiali e delle borgate.
«Le nostre parrocchie sono la nostra storia, il risultato dei sacrifici di generazioni di fedeli, sono un tesoro da tramandare per rafforzare il senso di appartenenza ad una comunità» spiega don Dino che verrà festeggiato presso la sede Aib di Trana sabato 5 ottobre alle 16.
LAVOCEEILTEMPO – Riccardo SALOMONI