Nella settimana che ci separa dal 25 aprile, in occasione del 75° Anniversario della Liberazione, grazie alla collaborazione con don Pier Giuseppe Accornero che, ha scritto un breve saggio su come vescovi piemontesi abbiano contribuito a salvare ebrei e partigiani, paesi e comunità, obbedendo al duplice amore per Dio e per l’uomo, pubblichiamo alcune brevi biografie di pastori che noi pianezzesi abbiamo avuto l’occasione di conoscere e frequentare.

Giuseppe Angrisani (1894-1978), vescovo di Casale Monferrato – Già viceparroco a Pianezza

«La notizia della feroce esecuzione compiuta dai tedeschi del parroco di Villadeati e di nove parrocchiani mi trapassò il cuore come una lama di coltello. Non potevo credere che si fosse compiuta tanta barbarie. Con il cuore sanguinante mi presentai al comando tedesco di Casale, senza chiedere udienze, perché pochi giorni prima mi era stata villanamente negata. Entravo là dentro come un accusato. Gente nostra, dimentica di essere italiana e cristiana, unicamente guidata da astio, mi aveva dipinto al maggiore tedesco come capo dei partigiani del Monferrato. Dio sa se meritassi tale appellativo. La mia preoccupazione fu una sola: salvare il mio popolo, essere e mostrarmi padre di tutti, senza distinzione». Il torinese Giuseppe Angrisani per tutta la vita è sempre e solo pastore.

Dice al maggiore tedesco Mayer: «Ho saputo la triste notizia, che mi avete mitragliato in piazza il parroco di Villadeati con nove capi famiglia. Vengo a domandarvi che delitto hanno commesso».

«Quel paese era tutto per i partigiani. Il parroco era sempre con i capi dei partigiani».

«Smentii recisamente l’accusa, provando che il parroco non aveva avuto altra relazione con i partigiani che di ministero sacerdotale, essendo stato chiamato a dare i conforti religiosi ad alcuni che dovevano essere giustiziati. Aggiunsi che il parroco aveva chiesto che fosse salva la vita a quei disgraziati. La conversazione si prolungò per un’ora e mezza, aspra, con momenti di drammaticità violenta. Nell’andarmene, dissi: “Noi, davanti a voi, siamo dei poveri schiavi e potete fare di noi quello che volete. Ma ricordatevi che c’è un Dio al di sopra di tutti e che a Lui dovrete rendere conto di tutto”».

Anche «La Stampa» annunciando la morte di mons. Angrisani scrisse il 25 aprile 1978: «Autore di numerosi libri di carattere teologico tradotti in parecchie lingue e diffusi in tutto il mondo, il presule predicò in Vaticano, su espresso invito di Papa Giovanni XXIII gli esercizi spirituali. Ma dove maggiormente rifulsero le sue doti umane e di pastore della diocesi fu durante il periodo della Repubblica di Salò. None sitò in numerose occasioni ad opporsi mettendo a repentaglio la propria vita, agli ordini di massacri impartiti dal comandante nazista di Casale»